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Edificio abusivo, il Comune può acquisire solo il terreno sottostante

È illegittimo il provvedimento del Comune che trasferisce al patrimonio comunale un’ulteriore porzione di terreno oltre quella sulla quale insiste il manufatto abusivo oggetto di trasferimento. Fatte salve le motivazioni di uno specifico interesse pubblico.

È quanto si ricava dalla sentenza del Tar Sicilia-Catania sezione I del 20 settembre 2016 n.2268.

Il caso

Il proprietario di un terreno su cui grava una serie di abusi edilizi sanzionati dal Comune prima con ordinanza di demolizione e, successivamente all’inottemperanza, con ordinanza di acquisizione al patrimonio comunale di tutte le opere abusive e dell’intera area circostante, ha proposto ricorso al Tar in quanto il provvedimento acquisitivo ha previsto una porzione di terreno ulteriore rispetto a quella di sedime sul quale insistono i fabbricati abusivi. Il Tar ha accolto il ricorso limitatamente a questo profilo e ha annullato in parte qua il provvedimento del Comune.

La discrezionalità amministrativa e il pubblico interesse

L’acquisizione del manufatto abusivo è disciplinata dall’articolo 31 del Testo unico edilizia (Dpr 380/2001) che recita:

Se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di 90 giorni dall’ingiunzione, il bene e l’area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive, sono di diritto acquisite al patrimonio del Comune. L’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.

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La questione riguarda la discrezionalità amministrativa esercitata dal Comune relativamente all’acquisizione di un’ulteriore porzione di terreno rispetto a quella sulla quale insistono i fabbricati abusivi. Costituisce jus receptum l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale della porzione di terreno sulla quale insiste il manufatto abusivo.

Il problema si pone relativamente all’ulteriore porzione di area “necessaria” che la legge prevede sia acquisita gratuitamente, ma la cui determinazione richiede l’esercizio della discrezionalità amministrativa nel quantum, nei limiti “non superiore a dieci volte la complessiva superficie abusivamente costruita”.

Infatti mentre scatta l’automatismo dell’effetto acquisitivo per l’area su cui insiste il fabbricato, per un’ulteriore acquisizione di terreno, sia pure funzionale alla legittima acquisizione, è necessaria una determinazione di pubblico interesse.

La massima giurisprudenziale

Se ne può ricavare la seguente massima giurisprudenziale: “L’acquisizione al patrimonio comunale di una porzione di terreno ulteriore a quella su cui insiste un manufatto abusivo ed acquisito gratuitamente per effetto dell’articolo 31 del Tu dell’Edilizia è legittimo allorquando la scelta della Pa sia puntualmente ed ampiamente motivata per ragioni di utilità pubblica“.